Nuovi processi di riciclo per le sabbie di fonderia: innovazioni finalizzate all’ottenimento di materiali con elevato valore aggiunto

Da diversi anni si discute di come riciclare le sabbie di fonderia, ma le soluzioni proposte non hanno quasi mai generato un vero e proprio processo di riciclo, perché sono sempre state orientate a singoli processi e non si è mai cercato di valutare quanto fossero standardizzabili.

Il Progetto Cariplo “Nuovi processo di riciclo per le sabbie di fonderia: innovazione finalizzata all'ottenimento di materiali ad alto valore aggiunto” ha condotto un’analisi ad ampio spettro sulle sabbie di 38 fonderie lombarde e ha messo in evidenza alcune notevoli opportunità, ma anche delle criticità da considerare che devono essere valutate nel loro complesso se si vuole avviare un vero e proprio “mercato delle sabbie riciclate”.

La crescita dell’interesse di tutti i settori produttivi per tutte le forme di circolarità che generano materie prime di origine riciclata (“seconda") crea senza dubbio lo stimolo al superamento delle criticità e alla ricercadi percorsi di riciclo innovativi e alternativi.

I settori di destinazione principale sono quelli del cemento, della ceramica, dei conglomerati bituminosi e del vetro, ma anche l’autoriciclo nelle stesse fonderie. Inoltre, sono emerse innovazioni interessanti dall’esperienza di giovani ricercatori che hanno preso parte al progetto con borse di studio dedicate.

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cariplo (Progetto Cariplo 2020_1216) è portato avanti da un gruppo di tre centri di ricerca:

  • IUSS Pavia, capofila, che si è occupata delle analisi di mercato e dello studio degli impatti mediante metodologia LCA/PEF (secondo la Raccomandazione UE 179/2013);
  • Università di Brescia: che si è occupata delle valutazioni tecniche del processo di riciclo e delle analisi di ecotossicità;
  • INSTM (Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e la Tecnologia dei Materiali) che ha lanciato un call presso i ricercatori per individuare processi di riciclo innovativi e ad alto valore aggiunto.

Il progetto è partito nel gennaio 2021 e si è concluso nel dicembre 2022 producendo analisi, dati e verifiche sulle tipologie di sabbie e sulle destinazioni di riciclo.

E’ la prima volta a livello europeo che viene effettuata un’analisi così ampia e completa sulle sabbie di fonderia, che ha messo in luce possibilità di riciclo molto articolate. Per quanto vi siano delle criticità da valutare, questo lavoro offre sicuramente un contributo significativo al problema del riciclo degli inerti” ha dichiarato Marco Frey, Professore Ordinario di Management presso IUSS Pavia e responsabile scientifico del Progetto.

Ne è convinta anche Laura Eleonora Depero, Professore Ordinario di Chimica presso l’Università di Brescia, per la quale “Le sabbie di fonderia rappresentano una sfida tecnica da affrontare, ma le prospettive nel processo di recupero offrono opportunità di crescita e sostenibilità”.

Nel progetto sono stati particolarmente significativi i contributi dei giovani ricercatori con nuove idee e approcci innovativi. Come dice Andrea Caneschi, direttore del Consorzio INSTM, “nell'ambito del progetto il Consorzio INSTM ha esplorato possibilità innovative ed a più alto valore aggiunto di quanto attualmente praticato, cercando sempre di avere una sponda con aziende di settori diversi, virtuosamente interessate all'uso di materiali di riciclo. Sono stati ottenuti risultati sicuramente promettenti con cui la sperimentazione industriale continuerà dopo la fine del progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo”.

Molta attenzione è stata data ai benefici ambientali delle attività di riciclo. “Il progetto ha indagato le possibilità di utilizzo delle sabbie di fonderie per applicazioni ambientali e nel settore delle costruzioni attraverso un approfondito studio delle proprietà ambientali in termini di rilascio di contaminanti e di ecotossicità” ha infatti detto Sabrina Sorlini, Professore Ordinario di Ingegneria Sanitaria e Ambientale presso l’Università di Brescia.

I vantaggi ambientali in termini di CO2 evitata, di risorse naturali e di consumo di suoli risparmiati è senza subbio importante, se si pensa che in Italia vengono generate ogni anno 600.000 tonnellate di sabbie esauste che vengono smaltite in discarica o riciclate in processi a valore aggiunto quasi nullo, quando invece i prezzi del mercato delle sabbie vergini sono in continua crescita. “Il settori di destinazione del riciclo delle sabbie hanno la potenzialità di assorbire un volume dalle quattro alle sette volte maggiore di quello generato dalle fonderie, occorre solo fare incontrare domanda e offerta” dice Nicola Fabbri, project manager per IUSS Pavia e senior consultant di Ergo srl, spin off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Sotto questo profilo sarà molto importante il ruolo delle associazioni degli industriali come Assofond, che si stanno adoperando attivamente per sviluppare questo nuovo mercato potenziale delle materie prime riciclate.

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