Premio Marzotto 2018, altro riconoscimento per Sunspace

Ha una forte valenza di sostenibilità, in quanto migliora la qualità dell’aria. Rappresenta una possibile concreta attuazione dei principi dell’economia circolare, poiché valorizza materiali di riciclo e sottoprodotti di processi produttivi. Sono queste caratteristiche molto innovative che hanno permesso a Sunspace, il materiale sviluppato dal progetto BASALTO (Nuovi materiali BAsati Su ALginati per la rimozione del particolaTO aerodisperso, finanziato da INSTM e da Regione Lombardia), di vincere il Premio Speciale Italcementi | HeidelbergCement Group, promosso da Italcementi nell’ambito del Premio Gaetano Marzotto 2018, la principale startup competition in Italia che sostiene le nuove idee, attiva l’impresa italiana e porta la sua innovazione nel mondo. La consegna del riconoscimento si è svolta lo scorso 22 novembre al MAXXI di Roma, dove sono state premiate 48 start up fra le 600 concorrenti.

Il materiale innovativo è stato messo a punto dal Laboratorio di Chimica per le Tecnologie dell’UdR INSTM dell’Università di Brescia, grazie al lavoro delle prof. Elza Bontempi e Laura Eleonora Depero e delle ricercatrici Alessandra Zanoletti, Fabjola Bilo, Laura Borgese, Stefania Federici, Annalisa Zacco. Il progetto presentato alla startup competition col titolo “New sustainable plaster for airborne particulate matter (PM) removal (Particulate Matter)” è nato dalla collaborazione tra il già citato Laboratorio di Chimica per le Tecnologie dell’ateneo lombardo, il Consorzio INSTM, Regione Lombardia e Smart Solutions Srl, spin-off di INSTM. Italcementi affiancherà il team di ricerca offrendo un contributo al processo di sviluppo del prodotto e analizzando le opportunità commerciali.

 

UNA TECNOLOGIA SENZA PARAGONI

Il materiale poroso è stato realizzato con fumo di silice, un sottoprodotto degli scarti industriali, mediante un processo a basso costo con trattamento termico eseguito a basse temperature (70°C). La tecnologia di sintesi, che si basa su un semplice mescolamento, non necessita di particolare strumentazione o grossi investimenti. Il materiale è molto versatile: può infatti essere stampato mediante stampante 3D o applicato su parete mediante spruzzo o pennello, come se fosse un intonaco. A questo si aggiunge il suo basso costo, circa 0.6 €/mq, che lo rendono interessante per il mercato edilizio.

In ambito urbano la vegetazione è il mezzo principale, in assenza di precipitazioni, per rimuovere il particolato aerodisperso. Per esempio a Chicago, in cui circa l’11% della superficie è coperta da vegetazione, le piante rimuovono circa 234 tonnellate di PM10 all’anno. Il nuovo materiale poroso ha una capacità di rimozione superiore di almeno 100 volte rispetto a quella della vegetazione e può essere facilmente rigenerato attraverso le precipitazioni. Proprio come avvenne in natura per le foglie, una volta dilavato, è in grado di intrappolare nuovamente altro PM. L’acqua di lavaggio è poi convogliata in sistemi fognari urbani ed è indirizzata ai sistemi di depurazione delle acque reflue. Alla luce di tutte queste caratteristiche, è possibile affermare che attualmente non esiste una tecnologia confrontabile a Sunspace.

 

ALTRI ATTORI COINVOLTI

L’attività di ricerca ha usufruito anche del supporto (tramite l’accesso alla strumentazione disponibile) di altre università e centri di ricerca di alto prestigio sia italiane che straniere (Università di Bologna, Università di Trieste e Università di Brema). Il lavoro è stato realizzato anche grazie al supporto dei laboratori di ricerca del JRC (della Commissione Europea) di Ispra.

 

LA SITUAZIONE IN ITALIA E IN EUROPA

Il progetto ha risposto ad una precisa richiesta della Commissione Europea, che ha richiesto lo sviluppo di materiali innovativi e a basso costo per la riduzione del particolato a livello urbano. L’inquinamento atmosferico rimane il principale fattore di rischio ambientale per la salute dell’uomo in ambiente urbano. Un’ampia percentuale delle popolazioni europee sono esposte ad una concentrazione di particolato atmosferico (PM) che supera gli standard europei e soprattutto le linee guida per la qualità dell’aria stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha stimato che nel 2013 ci sono state in Europa 467 mila morti premature a causa dell’esposizione a PM2.5 (PM con diametro inferiore a 2.5 µm).

Il 17 maggio 2018 la Commissione Europea ha deferito l´Italia alla Corte di giustizia europea per il mancato rispetto dei valori limite stabiliti per la qualità dell´aria e in particolare per non avere messo in atto misure giudicate appropriate per la riduzione dei superamenti dei limiti di legge delle polveri fini (PM10). La procedura di infrazione relativa al PM10 risale al 2014. Il problema però non riguarda solo l’Italia, ma tutta l’Europa: circa il 90% degli abitanti delle città è esposto a concentrazioni di inquinanti superiori ai livelli di qualità dell’aria ritenuti dannosi per la salute.

Il Direttore dell’AEA ha dettoL’inquinamento atmosferico sta danneggiando la salute umana e gli ecosistemi. Larghe fasce della popolazione non vivono in un ambiente sano, in base alle norme attuali. Per imboccare un cammino sostenibile, l’Europa dovrà essere ambiziosa e andare oltre la legislazione attuale”.

I materiali commerciali, utilizzati come filtri dell’aria, come polietilene, poliammide e polistirene sono spesso a base di petrolio, che rendono elevato il loro impatto ambientale. Anche i biomateriali possono essere impiegati come filtri, ma i processi di sintesi richiedono l’utilizzo di reagenti tossici, o trattamenti termici ad alte temperature che rendono la loro produzione non competitiva. Un altro svantaggio dei filtri esistenti è che sono monouso, quindi vengono destinati a smaltimento in discarica quando non sono più utili.

 

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